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sabato, agosto 3

Homemessage



Buongiorno Occhibelli,

come te la passi al fronte? Mi hai mandato tre buste prima della mia risposta e quanto è vero il santissimo iddio la prossima volta che lo fai non sono non ti scrivo ma ti vengo a pigliare a ceffoni dritta a Timisoara, gambe mozze o meno, intesi? Ti alzo da terra altri dieci centimetri.

Qua le voci dell'indipendenza del Polaris sono arrivate dopo la tua lettera (era la terza) e noi di Oracle l'abbiamo saputo per primi in tutta la Monterey, ancora prima di Valladolid e Maricopa. 

A Rio hanno trascinato tre sciacalli blu fuori da un saloon e li hanno ammazzati per strada a bastonate davanti a tutti, fino a fargli sparire la faccia a sprangate e sputare l'anima dai denti (Dio li perdoni se non hanno un'anima). Ma la cosa meglio è quello che è successo dopo, Occhibelli: quando hanno acchiappato i nostri e li hanno tirati sul cargo per Fargate, la gente di Rio è andata con le pietre. Con le pietre. Alla fine i nostri li hanno caricati lo stesso, però giuro sulle scarpe buone che una cosa del genere non si vedeva dal 'dieci. E tu lo sai. Erano tantissimi, pienavano tutta piazza Trafalgar. E urlavano 'viva la Confederazione', 'Rio Verde o morte'... ci volevo essere, ma in queste condizioni spostarsi non è semplice. I nostri finiti alle sbarre (e il Signore ce li ha in gloria tutti e tre) sono dei ragazzini che la guerra non l'hanno mai vista, Occhibelli. Capisci? Avevamo ragione noi. Il sangue della gente del meridione è come l'olio delle candele e non lo spegni mai, non lo pulisci mai dopo che lo hai sparso. La situazione è tornata muta, ma Esther (te ne parlai la scorsa volta) è stata per le strade di Waveney: dice che le finestre dei ragazzi sono circondate dai fiori della Pianta del Miracolo, e sulla terra hanno appoggiato sassi e pallottole. Mi ha detto anche che tutte le sere, sotto casa dei ragazzi, c'è gente che suona il Canto fino tardi. 
Call mi racconta che pure a Yuma sono usciti dei casini grossi, gli sciacalli sono stati costretti a mandare squadre dalla Cruz, però non è stato capace di dirmi per bene cosa è accaduto, di preciso. Nella merda in cui sta già è molto che riesce a infilare tre parole in riga, e già è troppo se accetta di parlarmi una volta ogni tanto. Sai anche questo. Sto provando a piazzargli un calcio sul bel culo che si ritrova per spedirlo nel Polaris a rendersi utile a voi e specialmente a se stesso, ma non è semplice, Renee. Dovrei prima levargli la bottiglia di mano, sciacquarlo con l'acqua benedetta e convincerlo a dare un bacio alle bambine che non guarda in faccia da più d'un anno. Vedessi come sono belle e come somigliano a Miriam... Il tiratore migliore di Blackrock, era, ed era anche il padre migliore di questo buco dimenticato dal cielo. Adesso rischia di prendere fuoco ogni volta accende la maledetta cicca, con tutta la tequila che tiene in corpo. 

Di Jomi non so nulla. E non è vero che non voglio parlarne, semplicemente m'ero scordata, va bene? Posso scordarmi anche io qualcosa ogni tanto, mica riesco a tenere in testa tutto, sempre, per voialtri disgraziati. Quello stronzo poi non si merita niente, se davvero c'ha tanta fretta morire s'accomodi, non possiamo stargli dietro più di così, non posso proprio, Occhibelli. Non me ne frega. E non dovrebbe fregare manco a te. Lo so che pensi, pensi che ha combattuto, che gli vogliamo bene e tutto quanto... ecco, io non gli voglio bene, invece. Deciso. Ho combattuto pure io, cristo santo, mi sono fottuta le gambe ma sto sempre in piedi. Tu non hai combattuto forse? Guardati. Non hai perso tutto quello che hai perso, senza perdere un solo giorno di lotta? Quando vado in giro e parlo di te, sento di te, la gente mi mette le ali ai piedi, Renee, sto con la testa così alta che annuso la cima al Cantilever. Quattro spanne da terra. 

Falla finita di dire che era il tuo dovere o roba simile, Bolivar, falla finita di credere che sia così scontato, che è quello che fanno tutti. Apache è una storia di entrambi, tua e di Mitchell. Mi dispiace se non ti va che ne parlo, ma è quello che penso.


Basta scrivere di cose tristi, non sono ore per le cose tristi.
Tutti i pacchi che hai mandato sono spariti in un baleno (a parte i soldi, Occhibelli, quelli ti spedisco separato dove vanno a finire elencato per bene). Dovresti vedere le sigarette. Si sono picchiati, manca poco, peggio dei galletti. C'è il ragazzino dei Dallas che dorme col pacchetto in tasca. Ma di dove erano, con quel nome là? Lo skyplex, no? E dovresti vedere quando gli leggevo di Hell Point, o come diavolo si chiama: tutti rincretiniti. Ti infilo pure la lista di domande che m'hanno scritto i mocciosi, così almeno gli rispondi tu, che mi guardano malissimo, come ti facessi un torto, quando non so le cose a proposito della tua incredibile vita. Metà delle ragazze qua al Paradis non ti conosce nemmeno e tutte mi si sono innamorate di te. Ti mancasse da sposarti, c'è l'imbarazzo della scelta. Constance vuole pure chiamare la creatura Bolivar. Le sto spiegando da settimane che Bolivar non è un nome. Farà come le pare. Speriamo non nasca scema come lei. 
Non ti riassumo nemmeno quando s'è saputo della nave, di Ronvaldar e di tutto il resto. I coats cui parli. Quel Vandoosler mi piace a naso, ha un modo dritto di vedere il 'Verse. Non ci trovo niente di male a chiamare tutti fratelli e sorelle. Ci sta che siamo tutti fratelli e sorelle, pure coi fottuti sciacalli: io ce le ho avute delle sorelle di merda, dopo tutto. E tanta gente c'ha dei fratelli di merda, mica vuol dire per forza che se sei fratello di qualcuno gli devi voler bene, Occhibelli. Dagli due sberle la prossima volta che si buca di quella roba e digli che gliele manda Clementine, la regina delle puttane. 
La dottoressa di Spartaca non mi stupisce dopo che mi raccontasti degli spartacani al fronte della Valle Grande, con Santiesteban (la Madonna lo abbia in gloria). E dici bene tu: un posto dove i deserti sono freddi, sono all'incontrario, non può fare gente calda e dritta. Però se è vero che addestra le aquile deve averci un bel paio di palle, lascia perdere. Addestra le aquile e ti tiene buono. Lascia perdere. 
Cortes è la bionda? Buttaci un occhio che quella secondo me è furba. Te dici di no, ma io le capisco, quando sono furbe. Lo capisco prima che lo capiscano persino loro, di essere furbe. Il suo uomo l'hanno ammazzato nel cemento e se ti ricordi è morto come quel ragazzetto di Peach Springs, nel silos della farina. 
Ad Hale vorrei piazzargli un bacio in fronte.
Non ti spiego nemmeno perchè. Lui capirebbe, mi sa. 
Il fatto che sull'ammiraglio Rooster c'hai speso tutto quello spazio mi mette indecisa tra scriverne un sacco o non scriverne per niente. È un bel tipo. Da quello che racconti, certo... da quello che racconti è pure più d'un bel tipo. Quando lo dicevo io, che le donne possono fare i comandanti, possono mettervi in riga, mi prendevate per il culo. Ora guardati. T'ha lavato la testa col miele, da quanto sei contento di farci il soldato. Vorrei fissarti nel muso, Renee Bolivar; mi servirebbe di fissarti nel muso, adesso... Insomma, lasciamo stare. Facciamo che le stringi la mano da parte mia, se a un'ammiraglio si può stringere la mano, non so come funziona. Bisogna che dica di queste donne così alle galline del Paradis, magari si inventano una dignità. Gli volessi meno bene a tutte quante le sbatterei fuori domattina. 

Mi domandi come sto. Sto bene, alla fine. Ci sono giorni in cui per alzarmi dal letto devo ricordarmi quando ancora ballavo e giorni in cui per alzarmi dal letto devo dimenticarmi che un tempo potevo ballare. La vita va strana, Occhibelli.
Mi manchi, e ti direi di non montarti la testa, se non sapessi già quanto non sei proprio capace di darmi la soddisfazione da femmina di montarti la testa per me.
Quando c'eri tu che mi caricavi in spalla era più facile, a parte le volte che ti facevi ingabbiare o rischiavi di ammazzarti. Ma ti preferisco dove sei, perchè ti sento, lo sento che sei più felice. Sei proprio felice dopo tanto tempo. 
Qua tutti ti pensiamo quando dobbiamo pensare a qualcosa che funziona, a qualcosa di bello e di buono. Portaci in petto, sceriffo. 
Ti mando un abbraccio, Occhibelli. 
Il tuo browncoat con le strisce ed una cassa piena di Tequila. 
Brindaci alla vittoria. 


Clementine. 



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Assieme alla lettera di Clementine, Bolivar riceve una cassa. Aveva chiesto il browncoat, il suo, quello della blackstriped company di Estebàn. Gli hanno mandato un baule da venticinque chili e rotti. Impiega una nottata a aprirlo, tra l'attesa per trascinarlo alla nave ed una bevuta fuori programma con Hale, in cambusa, silenziosi (uno fisso, pensoso, l'altro irrequieto, fuori posto).
È un giorno che va tutto bene, che è andato tutto bene. Attorno al finire di luglio.
Nella cassa, trova un sacco di cose. Un sacco di casa:

  • Il browncoat con le bande nere, tenuto in grazia di Dio. È avvolto in una coperta di lana grezza a motivi geometrici di colori diversi, bianchi, rossi, verdi e blu, come usa dalle sue parti. Una bella coperta. 
  • Nove bottiglie da un litro di tequila ciascuna, una tequila ambrata, ma limpida. Anche le bottiglie sono avvolte in una coperta ruvida, abbastanza simile alla precedente, dai motivi differenti, dalla fattura simile. 
  • Tre barattoli di Miele del Miracolo, il liquido denso che si spreme dalla Pianta del Miracolo, sarebbe a dire l'aloe dall'interno dell'agave.
  • Un involto di stoffa umido (ancora umido!) con dentro una foglia di agave intera, verde, piena, appena mangiata ai bordi dalla mancanza di luce.
  • Una mappa di Blackrock, lunga un metro abbondante, tracciata su pergamena opaca, di fattura poco raffinata.
  • Un paio di libri, voluminosi entrambi
  • Una risma modesta di fotografie consumate
  • Scorze di limone essiccate, pesche essiccate, marmellata di more, marmellata di fichi spinati (*che sarebbero, poi, i Fichi D'india), marmellata di cedri, tre bottiglie di vino forte. Una busta di zucchero (!). Un mazzo di peperoncini. Arachidi, un sacco. Burro di arachidi, cinque barattoli. Altri generi alimentari. Neanche morisse di fame e di sete. 
  • Un acchiappasogni di piume (nessuna di aquila) composto con alcune trecce sottilissime di capelli veri, alternate a nastri e crini di cavallo (anch'essi intrecciati). Tre o quattro rose del deserto, una grossa quanto un pugno umano.
  • Due maglioni. Una sciarpa. Un cappello. Evidentemente ogni luogo lontano da Blackrock è un luogo freddissimo, nell'opinione diffusa.
  • Una cintola, un paio di anfibi (il suo paio di anfibi), una camicia più o meno nuova.

sabato, luglio 6

Wildcalling



+ Almost Home, Polaris Rim Ring, 6 Luglio 2515


Renee è sudato fradicio quando entra in cabina. La tensione del lavoro s'è affiancata a quella emotiva, in una doppia trazione micidiale. Sfila il mauler, la cinghia abbarbicata addosso, incastrata nella fretta serrata, simile ad una serpe accanita. Scaraventa il fucile sul materasso. Butta la maglia umida di sudore per terra, come il pescatore che sfracella il polpo sullo scoglio (sicuramente Bolivar penserebbe questa immagine se avesse maggiore dimestichezza col mare). La stanza è vuota. Andrè presidia in sickbay. La nave presidia se stessa da qualcosa che a stento Renee comprende, una minaccia remota. Non può decifrare l'accaduto ma fiuta lungo i corridoi la realtà appesantirsi, deformata da una piena sull'orlo dello sbocco. Affronta tutto con coraggio, Bolivar... incluso questo, ma, sul serio quello che non si fronteggia con un fucile, o con una raffica improvvisa, quello che impiega giorni, ore a prenderti alle spalle.... Ingoia; lo spiazza.
Trascina le dita tra i capelli ruvidi, agitati dai nodi. Lo strattone con cui li aggredisce è violento, eccessivo, scorta i passi nervosi che il rocker semina a caso sul pavimento. Il respiro sposta fronti lucidi sul corpo allenato, muove le tre cicatrici marchiate a fuoco, dal fuoco dei proiettili, dentro l'addome contratto. Il respiro graffia di luce trasversale il petto ed il crocefisso, nel centro, poggiato su una stretta chiazza di pelo castano. Entrambi i palmi chiudono la faccia; strozzano il blu verticale, limpidissimo dello sguardo liquido, le labbra asserragliate attorno ad un dubbio selvaggio. Gli sfugge lo spirito dello sguardo, gli sfugge la piega della bocca, come un pesce in euforia pre-soffocamento. 
Il moto incessante a cui si sottopone è la risultante di altri moti inestinguibili (perchè tutto il moto si conserva, nonostante Renee lo ignori): le forze primarie dell'impotenza, dell'aspettativa, della confusione, dell'inadeguatezza, dell'euforia, del rammarico, della consapevolezza, della rabbia, della premura stupida, si contendono il cuore semplice di Bolivar;  un cuore semplice, vuoto di labirinti. Potresti traversarlo, cavalcare da un estremo all'altro per giorni, mesi senza incontrare un ostacolo. Una sola minaccia.
Strofina le gote, strofina gli zigomi. Strofina, strofina, per cancellare il viso come si cancella un'orma traditrice sulla rena. Butta i palmi alla parete. Ci poggia il peso. Preme la testa sullo sterno, il neon gli snocciola le vertebre, pettina la forza piena oltre la carne. Bolivar prende il respiro, Bolivar rende il respiro. Vorrebbe impilare cinque quintali di sabbia. Vorrebbe arrampicarsi allo zenit di Tribeca Point, correre dietro ad Aramis costeggiando il Potomac. Vorrebbe tirare un pugno a qualcuno. Tirarsi un pugno. Scaricare quattro caricatori di fucile dentro un blocco di pietra. Nuotare contro corrente le rapide del Mojave. Vorrebbe scopare, cristo santo. 
Tossisce. Spinge via la paratia, molla i polsi a dondolare lungo i fianchi asciutti. Rovescia il peso seduto sulla branda di Vandoosler. Tergiversa. Si sposta sulla propria. Resta fermo sei, sette secondi. Otto secondi ed è in piedi.

"Noi prendiamo ordini dall'alto comando nella persona dell'ammiraglio Renshaw, che prende ordini a sua volta dal generale John Grizzly Roscoe. Non sono qui da ieri. Io e Wright non siamo qui da ieri"

Pressa i polpastrelli alle tempie, in un caotico incidente di vene pulsanti.

Avresti voluto dirglielo. Dovuto.
Era fiducia, quella Bolivar. Era fiducia, totale. Totale. E tu... tu boccheggi, ti trascini con le unghie su una parete verticale tra lo stomaco e i polmoni. Avresti dovuto e voluto, voluto dirglielo. 
Che sei cresciuto tra la merda di vacca e di cavallo, immerso sino ai gomiti nella sabbia del meridione animale di Blackrock, spezzandoti la schiena per cinque pesos al giorno; che in guerra hai schiantato il calcio del mauler nel cranio al nemico molto prima di sapere come diavolo si facesse a fare fuoco in modalità automatica. Avresti voluto dirle cosa significhi dopo un anno nella miseria umana delle Hills, dopo centinaia di bicchieri alla strenua salute di Roscoe inghiottiti nei peggiori buchi di Kemmerer Mine, nei peggiori momenti della tua vita, sapere che tra te e Roscoe rimane solo un filo concreto di ordini telegrafici. Roscoe, quel Roscoe; e te. Renee Bolivar. Il soldato-poco-addestrato di Apache, di un pianeta in ginocchio, il settantaduesimo uomo della Blackstriped Company agli ordini di Juan Carlos Santiesteban. 

È un privilegio, Jack; poter combattere per la mia terra una guerra che la mia terra non può combattere per sé stessa. La guerra vera. Il miglio decisivo.

Inghiotte. Respira. Stringe il crocifisso nella destra; non sa quando è avvenuto, non si ricorda di aver ordinato alle dita di raggiungerlo.

Una responsabilità. Un onore. Dare ad un essere umano l'opportunità. La fiducia. La verità. Avresti dovuto dirglielo, ma non hai l'eloquenza scaltra di Vandoosler, la logica ragionevole di Mordecai, la saggezza pronta di Hale. Tanta gente che conosci dice il giusto al giusto momento. Tu no. Mai. Perciò boccheggi. E quella parete verticale tra lo stomaco e i polmoni brucia più sforzo di Prayer's Peek. 

La gratitudine selvaggia del lupo dibattuto in anni di catene a cui si regali d'improvviso un bosco sconfinato: un giorno, senza parole, senza pretendere spiegazioni, trascinerà fuori dal ghiaccio una slitta di mezza tonnellata. Ai tuoi piedi. 
Questo sei, Renee. Quel lupo. Come nel libro (una metafora!)

Il libro. 
Renee si blocca. Gli occhi accendono la faccia, asciugano il dubbio in una vampa albeggiante. Inizia a frugare tra i cenci, tra i disegni, tra i bossoli, i peli di Thiago. Il libro, il libro, il libro. Eccolo. Lo serra gelosamente tra le mani. Lo strofina con veemenza affettuosa. Si gratta la testa, con veemenza meno affettuosa. Apre. Patricia Lewis, firmato a volute ampie sul retro di copertina. Sorride. Lecca le labbra, piantato da ebete al centro della stanza.

Piangeva, ne sei certo. Stava piangendo. O qualcosa del genere. 

Bolivar si scartavetra la nuca a furia di unghie, le pendici delle scapole.

Stringeva quelle piastrine militari come fosse sul punto di perdere l'equilibrio. Eri preoccupato. Sì, lo eri. Lo sei ancora. Preoccupazione, no, troppo cerebrale. Una trepidazione protettiva, ecco.

...

Magari Jack ha sbagliato. 
Ma è un essere umano, tutti gli esseri umani sbagliano. Cristo santo, poi... per fortuna è un essere umano; se fosse soltanto un capitano, alla fine della guerra non resterebbe niente di lei, da conservare (le volevi spiegare questo, prima di ingoiarti la lingua in pancia e digerirti il cervello, Bolivar?). 
C'è modo di rimediare, di riparare, sempre. Esteban lo diceva spesso (molto spesso): "Siate fedeli al vostro capo specialmente quando sbaglia, perchè è nello sbaglio che ha più bisogno di voi e della vostra lealtà". Suonava ironico, volutamente, considerato che il capo era ovviamente lui. Ma nessuno ha mai dubitato della sincerità e della solidità di quelle parole, tra i Blackstriped arroccati sui crinali cedevoli di Serenity.

Ha il libro in mano e improvvisamente sa cosa fare. Una cosa che sa fare bene, molto bene e forse molto meglio di chiunque altro. Afferra la piccola busta di stoffa dove tiene il pezzo di sapone; la svuota, molla il sapone sul cuscino. Si butta sulla porta. La apre. Ricorda di essere a torso nudo dopo aver consumato due metri di ponte. Torna indietro, tuffa le spalle larghe dentro una canotta qualunque, appuntandosi nella stoffa lisa. Infila a rovescio. Mangia i gradini in metallo due a due, tre a tre, sino alla cambusa. Più si convince dell'idiozia del gesto, più è sicuro che funzionerà. Fruga nella dispensa, annusando scaffale per scaffale. Eccoci. Slega la corda attorno alla bocca del sacco. Ci infila la destra. Estrae un pugno di riso: una buona parte scroscia sul pavimento. Lo spazza con la suola. Infila la manciata dentro la bustina di tela. Strappa malamente, coi denti bianchi, quattro dita di spago, prima di richiudere la sporta. Ci annoda la sacchetta (con la solita difficoltà da scarsa precisione). Contempla soddisfatto, cosciente, la propria monumentale opera cretina, poggiandola sulla superficie liscia del libro. Spegne le luci, esce. Traversa il corridoio sino alla cabina 9b. 
Poggia il volume a terra. Sul volume, la bustina.
Si gratta il naso. Il riso è per Gracestone. Per tutte quelle volte in cui fai qualcosa, fai tanto e ti torna molto poco, ma in sostanziale buona fede, al meglio di chi ti ripaga. 

La sua fiducia, la verità, le possibilità, contro i tuoi silenzi balbettati da bestia antisociale. Il suo tanto, il tuo meglio. 

Scuote il capo. Strofina la faccia. La tensione lo lascia, finalmente respirare, smobilita il campo, allenta la morsa. Bolivar prende fiato nel buio ammutolito, solenne, del terzo piano. 
Ha agito. Ha operato. Adesso è pronto. Scenderà da Vandoosler per capire come sta. Da Hale, per guardarlo soffrire rappreso nel sale di se stesso. Scenderà per capire cosa diavolo sta succedendo. E vedrà di affrontarlo, capendolo o meno. 


martedì, giugno 25

Warmates


+ Almost Home, Timisoara, Bullfinch, 25 Giugno 2515


« Le aquile di Spartaca non abbandonano mai la loro prole. Tuttavia può accadere che durante le estati più rigide, non riescano a nutrire entrambi i piccoli. Ti ho già informato del fatto che le aquile di Spartaca non fanno mai più di due uova alla volta, Renee Bolivar? »

« Aye, aye me lo hai.... Andre, cristosanto, ti... sposti, per la miseria? Scusa, Kay è che- »

« Putain, non posso ancora traversare i muri, fratello »

« ...Avviene durante le estati particolarmente rigide: la madre valuta l'impossibilità di distribuire una giusta quantità di cibo ad entrambe le giovani aquile e quindi, per massimizzare le probabilità di sopravvivenza della specie... »

« ... levati... stai nella... guarda, eccolo qui; qui, qui! ... Il limite.. stai dalla tua parte, nella tua metà »

« Ma sono nella mia metà, ecco, vedi? Senza discutere sul fatto che il letto è teoricamente, interamente mio »

« ...per massimizzare le probabilità di sopravvivenza  della specie ne nutre solamente una, quella della coppia che riesce a mangiare per prima la razione quotidiana. D'altronde il cibo non è l'unico problema »

« ... Andre... che cazzo...mi hai... toccato i capelli?! »

« era il gomito, sacre bleu, ho solo spostato il gomito »

« ... le aquile di Spartaca scaldano la loro prole con il proprio piumaggio, difendendola dalla neve e dandole calore. Se i cuccioli sono due, e la temperatura scende troppo in basso, una madre riesce a conservare bene lo stato termico di uno soltanto. L'altro diventa di troppo. Deve lasciare il nido »

« ... anche quello era un gomito !? »

« ... era un ginocchio. Il ginocchio del re del Potomac. Non è colpa mia se sei... ingombrante »

« Andre Vandoosler ha ragione, Renee Bolivar. Le proporzioni del tuo corpo escludono che tu riesca ad occupare senza eccederla, una precisa metà del letto. Posso esporti le cifre alla base del mio ragionamento, se servissero a tranquillizzarti »

« No, Kay... non... Sai cosa servirebbe a tranquillizzarmi? Che questo... ladro di cavalli smettesse di starmi appiccicato, tipo...»

« Hai sentito sorella Adler? È colpa tua. Sei grosso e molesto, Renee Bolivar »

« Mi tranquillizzerebbe anche che tu la facessi finita di ridere come uno stronzo, rischiando di svegliare il... »

« Chi?? Oh, dieu, lasciami indovinare, ti prego »

« ...A...a...  »

« Proverò ad indovinare io, Andree Vandoosler. Sono brava ad indovinare. Questo non è uno scherzo »

« Oh, che idea adorabile, sorella. Vediamo se ci riesci. È COSÌ complicato... »

« Andre... ti... ti... giuro che...ti...Kay! Lascialo perdere... lascialo...per... »

« Stando all'acustica della Almost Home, un classe firefly, la risposta è al sessantotto percento il meccanico Sundance Celsire. La restante percentuale viene assegnata per incerta approssimazione al pilota ufficiale Red Wright e agli occupanti della camerata collettiva »

« Ma perchè Hale non se l'è scopata in un prato? In un dannato... pascolo... »

« Hai avuto rapporti sessuali in ambienti esterni, Renee Bolivar? »

« ... che... co... che....non...Hale... Cortes...non »

« Rapporti sessuali completi in ambienti non comuni »

« .... ma... eh...  asp.... non... no... cioè, sì... che... CAZZO ANDRÈ SMETTI DI RIDERE! »

« Dieu, Renee, hai... hai mai avuto... rapporti sessuali...uhr, morirò »

« Le motivazioni del mio interesse sono cliniche e rientrano nelle mansioni di igiene di un medico di bordo professionista, Renee Bolivar. Adesso ti elencherò accuratamente tutti gli inconvenienti e rischi per la salute che comporta una scelta poco accurata del luogo di unione durante un rapporto sessuale; puoi prendere appunti sul tuo dispositivo cortex-pad, Renee Bolivar. Questo era uno scherzo ironico »


Vandoosler, quando dorme, parla nel sonno. Ed ha la tendenza inesorabile ad allargarsi, liquefarsi. Oltre la capacità allucinata e allucinante di divenire di gomma: scuoterlo, spingerlo, strattonarlo non serve assolutamente a nulla, salvo incrementare il numero delle beate farneticazioni.
Mordecai, al contrario, riposa del riposo efficientissimo dei soldati, accerchiata dalle orecchie vigili di Anchorage e dalla presenza minacciosa di Helena, appollaiata ai piedi della falconiera.
Che ore saranno? Le quattro? Le tre?
Bolivar, sull'orlo estremo della branda, non prende sonno. Strofina la faccia. E se succedesse qualcosa? Lei gli attribuirebbe sicuramente la responsabilità. Perchè in effetti, sarebbe sua. La responsabilità Il letto occupato da Kay, è il suo. Sua, la responsabilità. No, non può dormire fuori, né sul divano: troppo rischioso. Spintona Andre per l'ennesima volta, sorprendendolo intento a sbavargli su una spalla. Sbuffa, esasperato, l'aria sofferta della mancanza di riposo insostenibile. Dignitosi... dovete essere dignitosi. Per qualche momento Renee ha quasi la tentazione di mugolare sconfortato. Poi Vandoosler dichiara di  dover contare le ciglia alle sirene di Whitmon, spezzandogli le lamentele in bocca.
Si fa serio ricordando la breve discussione al saloon, col compagno di stanza.
No, non lo pensa. Non pensa che André verrebbe meno ai suoi doveri per infilarsi tra le gambe di una puttana. Anche se è un ladro di cavalli, insomma. Ha rispettato sempre gli impegni, rispettato i doveri... esteriormente a modo suo, d'accordo, ma è la sostanza quella che conta. Sente che è così, che si può fidare di lui e che gli può affidare la vita di qualcun altro... Gliela affiderebbe. Lo guarda. Gli sfila il cuscino, del tutto; non vorrebbe, calibra sempre male le mosse. Cerca di premerglielo di nuovo sotto la faccia, senza toccargli la testa... impresa fallimentare; l'impiccio si sgonfia, si rassegna. Affiderebbe ad André la vita di qualcun altro di importante, se capitasse... è il presupposto, è la base. La stima, il rispetto franco, materiale, che profuma di terra; perchè Vandoosler non è una persona debole. Se gli domandassero come mai, nonostante la switch, Bolivar non saprebbe rispondere (gli capita spesso, di non sapere, ma di sentire); lo sente, dall'odore, dallo spirito, qualcosa che brucia forte, fa tanta luce, si esaurisce nella fiamma, nel fumo futile... però rischiara. E non lo spegni, neanche a soffiarci forte, a soffiarci cento volte. Ricorda le  candele basse e tenaci al santuario della Vergine, adesso, anni ed anni fa, il santuario della Madonna Rossa di Yuma... quelle candele, squagliate dentro, consumate dentro, sempre sul punto di morire per la cera liquida che le strozza, per la stessa cera che le strozza sempre sul punto di avvampare.
Sbatte le palpebre sugli occhi blu. Le sfrega bene. Le visioni gialle, arancio, evaporano nel grigio immobile delle lamiere sovrastanti. Wright e Bolton ululano stonati in plancia; festeggiano. Cosa?  Addentra il collo nelle spalle spesse, lucidate dal caldo.
Dovete essere dignitosi.
Comportarsi in modo ragionato e dignitoso.
Bolivar difetta nel primo termine della coppia, Vandoosler nel secondo (Kay eccede talmente nel primo portandolo ben oltre i limiti del secondo). Già.
Non si tratta di idee, si tratta di impressioni. Renee, faccia al soffitto, braccia dietro la nuca, ha l'impressione di aver sbagliato, ha l'impressione di aver deluso e nessuna argomentazione mentale servirà a pulirgli il cervello. Inghiotte. Sta sudando. Fruga lo sterno, carezza la catenina dorata sul petto, tra le pieghe della maglia slabbrata. Un combattente ci impegna la vita, sul campo di battaglia e se non parti impegnandoci la vita sei il primo a credere non valga la pena di andare. Si combatte con tutto il cuore, si combatte con tutto il sangue, sempre. La vita poi è una cosa generica. Le persone, quelle sì, sono una cosa concreta. La terra è concreta. La giustizia, è concreta. La libertà è concreta.
C'è una certa calma o una certa pace in quella cabina: tre esseri umani, due cani ed un falco. Qualche metro quadrato. Ritrova la guerra, come era la guerra... vorrebbe la guerra fosse stata più simile ad adesso, nei momenti di buio e di silenzio.
So che voglio combattere. Che devo combattere, resistere ed insistere. Ci siamo, ci siamo sempre stati.
Nessuno rimpiangerà gli alleati, Jack Rooster. Capitano Rooster. Nessuno rimpiangerà mai gli alleati a causa mia. Finchè ci sarò io. E quando arriverà il momento di dimostrarlo in altre parole, o al di là delle parole, te lo dimostrerò.
Thiago, con la zampa bendata, sporge il muso da sotto il materasso. Bolivar gli affonda una mano sulla testa, gli carezza il collo. Si addormenta pensando ad una lunga striscia di tabacco.


"They can cut all the flowers, but they can not stop the spring..." ( pag. 13)

martedì, giugno 18

Heartlines



 + Sunset Tower, Safeport, 10 Giugno 2515

Queste sono le città dove non vedi sorgere e tramontare il sole, sono queste le città di ferro, e di ruggine verticale, le città dove la terra sotto ai piedi è un tappeto di uova marce, dove la pioggia sa di motore e crematorio. (Le città, sono queste? Le città dove vivono le persone?) Senti, il freddo appiccicoso, sentilo. Ti piega le ossa, ti sporca i polmoni. Il fango crolla sulle case di lamiera e di fango, fango su fango, niente si asciuga, mai. Niente di asciutto. Da nessuna parte (Le persone continuano a vivere in città dove il fango le ammazza a centinaia, giù alla baraccata est). Sgretolarsi, scivolare. Le torri nere delle fabbriche, alte e parallele come un graffio, ti traversano il petto, ti sgozzano le parole, hanno il potere inquietante degli sciacalli rossi quando ululano nella notte e tu non li vedi (ci hai passato le notti, col fucile, respirando le stesse paure dei cavalli). Per fissare la punta del porto hai dovuto ribaltare la testa. Pensaci. Succede solo con le montagne. Succedeva, solo con le montagne, prima. Non hai mai visto nulla di simile fatto dagli uomini. Quanto lavoro, quanto tempo per costruire? E se corressi dalla base alla cima, quanto tempo e quanta fatica? Ad occhi e croce Sunset misura... Creedstone needle? Jackson peak? Sul tetto del Creedstone ci sei arrivato, al vertice del Jackson, pure. Ma non è pietra. La tua pietra. Tonnellate di metallo. Distese di metallo. Incredibile. La pioggia è di piombo, si gela, un altro colpo di tosse e ti prendi in cuore in mano, te lo infili in tasca (Kay direbbe: una metafora. Adler, direbbe...una metafora). L'odore dei tiranti, dei bruciatori in coda alle navi. I passi suonano diversi. Le teste impalate sulle aste, incrostate sulle aste. Raccontavano al saloon di quando Wright ha appeso due giacche blu al pennone della torre, ed ora restano a malapena le divise. È pur sempre un pianeta libero. L'anima dell'indipendenza batte dentro Polaris. 

Butta la faccia al cielo scoppiato di viola, gonfio di nuvole peste. Rabbrividisce. Il temporale scroscia sull'impermeabile grigio. La strada attorno dilaga deserta, salvo il rumore dei rovesci sulla latta, sulla plastica, gli schiocchi dell'intonaco scrostato. Nessuno attorno. Bolivar non si chiede perchè. Trema. È una bestia di Blackrock, cresciuta nel sole e contro il giorno. Tossisce, scrolla la chioma arruffata, seminando schizzi di traverso, oltre il muro di pioggia. Un passo ancora. Si blocca. Alza il mento ispido; gli occhi corrono lungo le impalcature sfondate di una palazzina. Il blu dello sguardo frena sul tetto, traversato da un fulmine che aggredisce le nubi tumefatte. 
Tutto pare premerlo a terra. 
L'acqua gli pesa addosso. Il gelo gli pesa. Il jackhammer gli pesa. Il fiato infiammato, gli pesa. 
Indietreggia, trascinando le suole con forza nel fango. 
I mesi in miniera gli pesano. I muscoli rallentati, gli pesano. Gli pesa la fierezza caricata in spalla come un compagno azzoppato. L'attesa della rivincita gli pesa. 
Sfila il cappuccio. Chiude le palpebre, beve un respiro enorme. Stringe il crocefisso dorato, lo appoggia alle labbra.
La distanza da casa gli pesa. Gli pesano i morti. Gli pesa la resa della sua terra. 
Lo scatto. Il salto aggressivo. Sbatte contro i telai d'acciaio, a due metri e mezzo dal fango, attaccato alla lamiera. I nervi si schiudono in un dolore reattivo, entusiasta. Una forza irruenta gli germoglia dentro in un dispiegarsi avido di rami selvatici. Renee sorride. E comincia a salire. Sale, sale, al ritmo vasto di tamburi al galoppo. Scivola. Crolla. Resta attaccato per un braccio; con quel braccio torna a scalare le pendici di Safeport. Inesorabile, inarrestabile, con la semplicità eroica delle creature delle vette. Il corpo risponde, il corpo è fedele. Non c'è più acqua che gli pesi, non c'è più gelo, né jackhammer, ne fiato infiammato. Non i mesi in miniera, non i muscoli rallentati, non la fierezza sofferente, non l'attesa. 'Casa' è oltre l'atmosfera, i morti sepolti in fondo al cuore. La sua terra non s'è mai arresa. 
In qualunque posto del 'Verse un uomo di Blackrock stia combattendo, sta combattendo per Blackrock. In qualunque posto del 'Verse un uomo di Blackrock stia combattendo, Blackrock combatte ancora.

È seduto sulla sommità del grattacielo in rovina. Gambe buttate distese. Palmi alla lamiera. Fradicio. Il jackhammer allungato accanto alla coscia. La pioggia acida gli lava la faccia, gli corre sui contorni del corpo in pulsazione. Ha lasciato Priorbank, mandando al diavolo 'Pence col maledetto fieno di maggio... perchè? La scintilla nello stomaco, l'andatura zoppicante di Wright. Quel Red Wright. Il miraggio turbolento d'un posto stabile, del tuo posto stabile, un luogo per restare e resistere. Non l'ennesima sosta provvisoria da cui scappare per un esplosione appassionata del tuo credo trasparente. Lo ha detto a Rooster. Al capitano Rooster: non potrebbe essere un uomo diverso.
Renee respira. Respira. Da qua, dall'alto, riesce a distinguere l'orizzonte. La linea dell'orizzonte. 
Stacca la destra dal tetto. La apre davanti agli occhi. 
«Il tuo cuore, Bolivar, è sempre dieci passi avanti alla tua testa. Guarda. Aspetta... un attimo. Guarda, ti dico. La vedi questa qua. Questa qua è la linea del cuore. Ti traversa tutta la mano, da parte a parte; è dannatamente spessa. Ci impugni il fucile... Aye, va bene. Ascoltami. Continua a seguire la linea del cuore, Bolivar. Basta che continui a seguire la linea del cuore.... cosa? Se ci credo? Holy christ, sono senza gambe, mica senza testa, splendore. Certo che non ci credo! Non ci devo credere io. Ci devi credere tu»
La verità ulula tra le guglie di Sunset.




 + Almost Home, Outer Rim ring- Polaris, quadrante Bullfinch, 17 Giugno 2515

Renee è disteso sul letto, in cabina. La cabina 9e. Vandoosler non è tornato. Non ancora. Bolivar regala una risata silenziosa al soffitto. Si sente bene. Benissimo. Freddo a parte, ovvio. Studia il libro che il capitano gli ha prestato. Lo annusa. Lo sfoglia. Capita di rado gli manchi il sonno; sarà l'assenza di lavoro massacrante. Vaga a caso tra i corridoi della Almost Home.
Almost Home... Ride da solo, ancora, con l'entusiasmo idiota di un ragazzino. Poggia il volume sul tavolo. Incrocia le braccia spesse dietro la testa.
Blackrock, Oracle. Deve finire il messaggio per Clem. E spedirlo; appena arrivato a Timisoara spedirle i soldi. Anche se Clem lo odia, quando lui le spedisce un messaggio prima di ricevere risposta al precedente. Forse sarebbe il caso di procurarle un pad. O un... holodeck? Aye, un holodeck. Non è possibile che ogni volta Clem debba aspettare la fiera a Mesquite. Lo perdonerà: le manda il doppio dei pesos: alla fine il cavallo non l'ha comprato. A che gli serviva un cavallo su Safeport? Le deve raccontare di Kay. Di Helena. Le deve raccontare di Andre. Le deve dire di quanto Hale gli ricordi Estebàn.
Bullfinch è in tumulto. Basta leggere le notizie.
Bullfinch è sull'orlo della rivolta.
Stropiccia la faccia.
Deve finire il messaggio per Clem e chiederle di spedirgli il browncoat.
Domattina, domattina. Le ciglia carezzano gli occhi blu di Bolivar. Si addormenta nella vaghezza di un'esaltazione ingenua, stremata, pulita. Spende gli ultimi scorci di coscienza in istantanee confuse. Quando crolla si sta giusto immaginando come sia spostare una mandria; e domandando se Jack sia il diminutivo di Jacqueline Rooster.


"Il nostro popolo, se imprigionano uno, è tutto in rivolta. Se incatenano un guerriero, tutti diventano guerrieri. Il nostro popolo avanza su un ponte di martiri ed eroi,  per abbracciare l'aurora luminosa, l'aurora della vittoria" (pag.25)